homepage

  • PARIGI BERCY - JACK SOCK
  • BASILEA - ROGER FEDERER
  • VIENNA - LUCAS POUILLE
  • SHANGHAI - ROGER FEDERER
  • RAKUTEN - DAVID GOFFIN
  • PECHINO - RAFAEL NADAL
  • US OPEN 2017
  • CINCINNATI - GRIGOR DIMITROV
  • MONTREAL - ALEXANDER ZVEREV
  • WASHINGTON - ALEXANDER ZVEREV
  • HAMBURG - LEONARD MAYER
  • WIMBLEDON 2017 - ROGER FEDERER
  • ROLAND GARROS 2017 - RAFAEL NADAL
  • ROMA - ALEXANDER ZVEREV
  • MADRID - RAFAEL NADAL
  • BARCELLONA - RAFAEL NADAL
  • MONTECARLO - RAFAEL NADAL
  • MIAMI - ROGER FEDERER
  • INDIAN WELLS - ROGER FEDERER
  • ACAPULCO - SAM QUERREY
  • DUBAI - ANDY MURRAY
  • RIO DE JANEIRO - DOMINIC THIEM
  • ROTTERDAM - JO WILFRIED TSONGA
  • APPUNTAMENTI DI FEBBRAIO
  • APPUNTAMENTI DI MARZO
  • AUSTRALIAN OPEN 2017 - SERENA WILLIAMS / ROGER FEDERER
  • Epic 26 shot rally: Federer v Nadal 5th set (Final) | Australian Open
  • AUSTRALIAN OPEN 2017
  • Sestri Levante
  • Franco Tripodi
  • TopTennisCenter Torneo 4.1 Vincitore Alessandro Motta df Finalista Fabio Toich
  • TopTennisCenter Torneo Doppio Misto 4.1 Vincitori - Paola Levrero & Claudio Longinotti - Finalisti - Daniela Longinotti & Alessandro Motta
  • TopTennisCenter Torneo 4.1 Vincitrice Elisa Martello Sx foto Finalista Claudia Longinotti
  • TopTennisCenter Torneo OPEN "VELERIA SAN GIOGIO"- Vincitrice-Nicole Pimentel SX foto - Finalista - Beatrice Modesti
  • Tommaso Diritto
  • TopTennisCenter Torneo3.1 Vincitrice Joj Hart Finalista Martina Putzolu
  • TTC - Dai campi
  • TopTennisCenter Partecipanti Torneo 3.1 Stefano Bettarini - Filippo Landucci
  • TopTennisCenter Torneo3.1 Vincitore Fabio Franzoi sx foto Finalista Marco Poggianti
  • TopTennisCenter - Vincitore Torneo 3.1 Andrea Murchio sx foto Finalista Filippo Mozzi
  • TopTennisCenter - Vincitore torneo U 14 Franzoi Fabio sx foto Finalista Tommaso Lucattini
  • TopTennisCenter - Vincitore Torneo "Kinder" Under 11 - 2014 Tommaso Lippolis dx foto Finalista Tommaso Lucattini
  • TopTennisCenter - I magnifici quattro -
  • TopTennisCenter - Vincitore torneo 4.1 Francesco Tealdi sx foto Finalista Lorenzo Capitti
  • TopTennisCenter - Vincitrice TORNEO 3.1 Buchanan Giorgia dx foto Finalista Claudia Bertoletti
  • TopTennisCenter - Vincitrice Torneo Open "Veleria San Giorgio"Gloria Contrino sx foto Finalista Nicole Pimentel
  • Comparazione "Diritto"
  • Comparazione "Diritto"
  • TopTennisCenter " Vincitrice Torneo 4.1" Claudia Guidi dx foto Finalista Chiara Lencioni

News della Federazione Italiana Tennis

News della Federazione Italiana Tennis
  • FINALE DAVIS SU SUPERTENNIS - FRA-BEL: venerdì alle 14 apre Pouille-Goffin
    Saranno Lucas Pouille e David Goffin ad aprire venerdì alle 14 (live su SuperTennis) la finale della Coppa Davis 2017 tra Francia e Belgio, in programma nel week-end sul veloce indoor dello Stade Pierre Mauroy. A seguire il secondo singolare tra Jo-Wilfried Tsonga e Steve Darcis.
    Sabato, con inizio alle ore 14, il doppio tra la coppia francese formata da Richard Gasquet e Pierre-Hugues Herbert e quella belga composta da Ruben Bemelmans e Joris De Loore (a meno di cambiamenti dell'ultim'ora dei due capitani).
    Domenica, a partire dalle ore 13.30, gli ultimi due singolari: si comincia con la sfida tra i numeri uno dei rispettivi team, Jo-Wilfried Tsonga e David Goffin, in chiusura il confronto tra i numeri due Lucas Pouille e Steve Darcis.
    Questo l'esito del sorteggio ufficiale svoltosi nella sede della prefettura di Lille.
    L’impianto della città della Francia settentrionale (27mila posti la capienza) - non troppo distante dal confine col Belgio - è quello dello stadio di calcio della squadra locale, già scelto per la sfortunata finale persa dai “Bleus” contro la Svizzera di Federer e Wawrinka ma anche per la vittoriosa semifinale dello scorso settembre contro la Serbia.

    LA FRANCIA - A Lille i padroni di casa giocano la 18esima finale della loro storia: il team dei “Bleus” con nove trofei è quarto nella speciale classifica, staccato di una sola lunghezza dalla Gran Bretagna con dieci Coppe (irraggiungibili Stati Uniti con 32 ed Australia con 28). Tuttavia il successo più recente della Francia risale al 2001 quando batterono l’Australia in trasferta a Melbourne. La corsa nel World Group 2017 dei transalpini è iniziata con il successo per 4-1 sul Giappone (orfano di Kei Nishikori) all’Ariake Colosseum di Tokyo: quindi la vittoria nei quarti per 4-1 sulla Gran Bretagna (costretta a rinunciare ad Andy Murray) alla Kindarena di Rouen ed in semifinale il già ricordato successo sulla Serbia (senza Djokovic) per 3-1 proprio a Lille.
    Con due giocatori tra i top-20 - Tsonga e Pouille – ed il vantaggio di giocare in casa la Francia è la logica favorita.

    IL BELGIO - Per Goffin & Co. è la seconda finale in tre anni (nel 2015 persero in casa a Gand con la Gran Bretagna di Murray), la terza in assoluto (la prima era datata 1904). La loro rincorsa al trofeo è iniziata con il successo in trasferta per 4-1 sulla Germania alla Fraport Arena di Francoforte: quindi nei quarti la vittoria per 3-2 sull’Italia allo Spiroudome di Cherleroi ed in semifinale il successo per 3-2 sull’Australia al singolare decisivo al Palais 12 di Bruxelles. Il Belgio punta sul “vice maestro” David Goffin, fresco di best ranking Atp, numero 7 (con la maglia della nazionale 4 vittorie su 4 in singolare quest’anno) e sullo “squalo” Steve Darcis (4 successi contro una sola sconfitta) per realizzare il sogno della prima “Insalatiera d’argento”.

    I PROTAGONISTI – All’ultimo momento, poco prima del sorteggio, i due capitani hanno modificato la composizione dei rispettivi team avendo effettuato delle “convocazioni allargate”: dunque le formazioni non sono più le stesse delle semifinali. Il capitano francese Yannick Noah ha scelto Jo-Wilfried Tsonga (n. 15 Atp), Lucas Pouille (n. 18 Atp), Richard Gasquet (n. 31 Atp) - preferito in extremis a Nicolas Mahut, n. 104 Atp - e Pierre-Hugues Herbert (n. 81 Atp), con Julien Benneteau (n. 57 Atp) rimasto aggregato alla squadra.
    Dal canto suo il “collega” belga Johann Van Herck ha invece deciso di affidarsi a David Goffin (n. 7 Atp), Steve Darcis (n. 76 Atp), Ruben Bemelmans (n. 118 Atp) e Joris De Loore (n. 276 Atp), specialista del doppio - aveva saltato la semifinale per infortunio - che rimpiazza nei quattro selezionati Arthur De Greef (n. 181 Atp).

    I PRECEDENTI - Le due squadre non si affrontano da ben 16 anni. Nel bilancio dei precedenti i "Bleus" sono in vantaggio per 4 a 3 dopo i successi nelle ultime due sfide: in semifinale a Pau nel 1999 (vittoria per 4-1) e in trasferta a Gand nel primo turno del World Group 2001 quando si imposero per 5-0.

    COSI' IN TV - “SuperTennis”, la tv della Fit, trasmette in diretta ed esclusiva la finale della Coppa Davis 2017 tra Francia e Belgio. Questa la programmazione:
    venerdì 24 novembre - SuperTennis Today alle ore 13.45, 16.45 e 20.00
    LIVE dalle ore 14.00 primo e secondo singolare;
    sabato 25 novembre - SuperTennis Today alle ore 13.45 e 16.45
    LIVE alle ore 14.00 doppio;
    domenica 26 novembre - SuperTennis Today alle ore 13.15, 16.15 e 19.15
    LIVE dalle ore 13.30 terzo e quarto singolare
    .

    PROGRAMMA

    FRANCIA - BELGIO

    venerdì
    alle ore 14
    Lucas Pouille (FRA) c. David Goffin (BEL)
    (precedenti: Pouille 3-0)
    a seguire
    Jo-Wilfried Tsonga (FRA) c. Steve Darcis (BEL)
    (nessun precedente)

    sabato
    alle ore 14
    Richard Gasquet/Pierre-Hugues Herbert (FRA) c. Ruben Bemelmans/Joris De Loore (BEL)

    domenica
    alle ore 13.30
    Jo-Wilfried Tsonga (FRA) c. David Goffin (BEL)
    (precedenti: Tsonga 4-2)
    a seguire
    Lucas Pouille (FRA) c. Steve Darcis (BEL)
    (nessun precedente)
  • SOGNA I TOP-100 IL BABY-MAESTRO - A1: Francesco Bessire, i sogni di un pariolino
    A volte non è necessario andare chissà dove per scovare una bella storia. Magari la trovi sotto casa, in un club di prestigio e tradizione come il Tennis Club Parioli di Roma. I biancoverdi sono l'unico circolo ad aver raggiunto le semifinali del Campionato di Serie A1 sia tra gli uomini che tra le donne. Ma se in campo femminile erano tra le favorite, il sontuoso girone dei maschietti è stata una bella sorpresa. I ragazzi di capitan Vittorio Magnelli hanno spadroneggiato laddove c'erano squadre attrezzate come TC Prato e CT Crema, rifilando ben sei punti di distacco alla seconda classificata. Una prova di forza che mette in guardia il Tennis Club Italia di Forte dei Marmi, avversario in semifinale. Tra i simboli di questa squadra c'è protagonista della (bella) storia in questione: Francesco Bessire, nato e cresciuto sui campi del Parioli e ancora aspirante professionista nonostante abbia già compiuto 23 anni. Se avete la pazienza di scorrere la classifica ATP, lo troverete al numero 1.190. È il suo best ranking, ma Francesco è convinto di valere di più. Suo malgrado, non può permettersi di svolgere attività a tempo pieno per ragioni economiche, limitandosi a giocare soprattutto d'estate. Nel resto dell'anno fa l'istruttore di tennis, sempre al Parioli, con i ragazzi della Scuola Addestramento Tennis. Un po' maestro, un po' professionista, è proprio lui a raccontarci questa doppia veste. “Lavoro come maestro da un paio d'anni per ragioni economiche – dice Francesco, modi gentili e lieve inflessione romana – mi serve per pagare l'attività Futures durante l'estate. L'esperienza mi arricchisce, perché ho imparato alcune cose sia a livello tecnico che tattico. Inoltre sono maturato sul piano umano, vedendo il tennis da un'altra prospettiva. Ho capito dove ho sbagliato e mi sono reso conto come posso aiutare gli altri”. Qualità che gli sono servite in Campionato, dove è stato il numero 4 del team pariolino in tutte le sei partite. Il suo bilancio è ottimale: 5-1 in singolare (unica sconfitta a Crema contro Alessandro Coppini, comunque battuto a Roma) e 4-2 in doppio. Bessire non è soltanto elemento del vivaio, ma è una bandiera del TC Parioli. Lo vive tutti i giorni, è lì che si allena con coach Vittorio Magnelli, uno dei tecnici più preparati del panorama nazionale. “Vittorio mi segue sin da quando sono piccolo. Mi ha aiutato tantissimo e mi trasmette ogni giorno valori importanti. Quando è in panchina, mi garantisce una certa tranquillità e legge benissimo la partita sul piano tattico. Individua subito i punti deboli dell'avversario”. A inizio campionato, pochi pensavano che il Parioli avrebbe vinto il girone. Nessuno immaginava che lo avrebbe addirittura dominato. Oltre a Bessire, l'ossatura del team è composta da Matteo Fago, Gian Marco Moroni e lo straniero. Nelle sei giornate si sono alternati Ante Pavic e Miljan Zekic. “Speravamo che potesse venire anche Aljaz Bedene, ma si è infortunato e ha ripreso ad allenarsi da poco – racconta Bessire – per questo non è potuto venire e non lo potremo utilizzare in semifinale. Sinceramente non ci aspettavamo di arrivare primi: ritengo che nel nostro girone ci fossero squadre molto forti: Crema aveva Ungur e Golubev, tre punti quasi sicuri tra singolare e doppio. Inoltre considero Prato una big perché aveva un quartetto molto equilibrato”. E invece il Parioli ha fatto valere una compattezza che sta facendo sognare i soci. Sono pochi, pochissimi, quelli che possono raccontare di aver visto l'ultimo scudetto al maschile. Nel 1942 l'Italia era in guerra mentre i fratelli Del Bello garantivano il decimo scudetto consecutivo prima della sospensione bellica. Da allora, il Parioli non ce l'ha più fatta.

    “I soci del club sono molto partecipi, in casa c'è un tifo molto acceso e quando giochiamo in trasferta siamo spesso sommersi di domande su com'è andata. Li vedo entusiasti, hanno iniziato ad accarezzare la possibilità di arrivare a Foligno. Qualcuno si rifugia nella scaramanzia e non dice niente, anche perché 75 anni senza scudetto sono molti. Però vedo ottimismo. Molti di noi sono nati e cresciuti qui come giocatori, quindi il club ci è molto legato, non solo come giocatori ma anche come persone. C'è davvero una buona atmosfera”. Il clima è reso ancora migliore dal sostegno reciproco con la squadra femminile, i cui successi sono ben più recenti. Nonostante questo, non esiste nessuna invidia interna. “Anche perché tra le ragazze è lo stesso: molte di loro si allenano da noi, lavoriamo insieme tutti i giorni e viviamo la quotidianità. Loro fanno il tifo per noi e la cosa è reciproca, ci scriviamo e sosteniamo a distanza: d'altra parte siamo tutti amici: Di Giuseppe, Burnett, Biagianti... siamo tutti cresciuti qui”.
    Messa in archivio la stagione regolare, adesso è tempo di scontri diretti: domenica arriva il TC Italia, poi il 3 dicembre i pariolini ricambieranno la visita a Forte dei Marmi. A naso, i toscani sembrano più forti nei primi due singolari (Lorenzi e Donati contro Zekic-Pavic e Fago), ma il Parioli parte favorito con il n.3 e il n.4. Non dimentichiamo che Gian Marco Moroni ha partecipato alle qualificazioni per le Next Gen Finals. Con ogni probabilità, l'avversario di Bessire sarà Marco Furlanetto. “Non ci siamo mai affrontati o incrociati, anche se ha più o meno l'età di mio fratello. Gli altri li conosco, li abbiamo affrontati spesso. Sarà una sfida molto tosta. Io mi sto preparando bene, possiamo dire la nostra perché nelle gare a squadre può succedere di tutto. Dobbiamo restare uniti e concentrarci partita per partita, senza pensare ai numeri”. La sensazione è che si giocherà tutto su pochi punti, senza escludere una soluzione al doppio di spareggio. Autorizzando Bessire a fare gli scongiuri, gli abbiamo chiesto un parere sul suo possibile avversario a Foligno: Francesco Garzelli (Maglie) o Jacopo Berrettini (Aniene). “Premetto che vedo favorita l'Aniene, anche se stimo molto il CT Maglie per i loro grandi risultati. Conosco abbastanza bene Garzelli, abbiamo giocato alcuni doppi insieme – dice Bessire – è un buon giocatore, caratterialmente assomiglia un po' a Fognini, è grintoso e gioca bene a tennis. Sarebbe una bella partita. Conosco bene anche Jacopo, è quasi coetaneo di mio fratello e ci siamo allenati qualche volta insieme. Non l'ho mai affrontato e su un campo veloce sarebbe complicato perché serve bene, è aggressivo e viene spesso a rete. Forse sarebbe leggermente più difficile contro di lui”.

    Difficilmente la Serie A1 rappresenta il fiore all'occhiello nel palmares di un giocatore, ma un eventuale scudetto avrebbe un sapore speciale per Bessire. “Sarebbe bello e speciale, perché sono arrivato qui quando avevo 7-8 anni e ho fatto raccattapalle a Meneschincheri e Pescosolido. Sostituirli mi fa un certo effetto, il Parioli è la mia seconda famiglia”. Comunque vada, Bessire ha poi intenzione di provare a costruirsi una carriera tutta sua. Lo sogna da anni, da quando suo padre lo accompagnò per la prima volta al Foro Italico a seguire gli Internazionali BNL d'Italia. Quel giorno vide un match di Roger Federer contro David Ferrer, nonché – i casi della vita – un incontro di Sandrine Testud, moglie del suo attuale coach-mentore. “A fine partita, lei lanciò tre palline autografate in mezzo al pubblico e mio padre ne raccolse una. Era griffata SANEX, il vecchio sponsor della WTA...”. Come detto, oggi è numero 1.190 ATP, ancora lontanuccio dal sogno di giocare da protagonista al Foro Italico. Tuttavia, ha le idee chiare. “Penso di lavorare con la SAT per ancora un anno, poi se nel 2018 avrò ottenuto qualche buon risultato, proverò a concentrarmi al 100% sull'attività professionistica. Se voglio avere dei risultati non posso più aspettare: oggi sono maturo, quest'anno mi sono sentito molto bene. Con le risorse che avevo a disposizione, non potevo fare di più. Avessi avuto più tempo a disposizione, i risultati sarebbero stati migliori. L'anno prossimo vorrei provare a scoprire i miei limiti. Il sogno, ovviamente, sarebbe l'ingresso tra i top-100 ATP ma per adesso non voglio pensare a numeri e obiettivi”. A ben vedere, Bessire ha già calcato i sacri campi del Foro Italico nel 2014, quando fu ripescato tra gli sconfitti negli Open BNL e giocò le pre-qualificazioni. Inevitabile chiedergli un bilancio di queste tre stagioni. “Avrei voluto fare di più, purtroppo c'è stato qualche problema sul piano economico e non ho potuto viaggiare come avrei voluto. La mia attività si è limitata a 10 Futures all'anno, mentre i miei coetanei ne giocano anche 30. Ho qualche rimpianto: avessi avuto i mezzi necessari, avrei vinto di più. Tuttavia questa soluzione ibrida mi ha fatto crescere e maturare: non ne sono pentito. Senza questa parentesi lavorativa, non avrei le conoscenze attuali. Diciamo che l'attuale ranking ATP è un punto di partenza e non certo d'arrivo”. A completare la rosa del TC Parioli c'è un altro Bessire: Andrea, classe 1999, fratello minore di Francesco, pure lui aspirante professionista. “È appena tornato da alcuni tornei in Marocco e Tunisia ed è andato piuttosto bene: si è sempre qualificato e ha vinto partite toste con gente intorno al numero 700 ATP. Da parte mia, cerco sempre di portarlo con me in giro per i tornei e dargli il sostegno che io non ho avuto. Purtroppo mi è capitato spesso di girare da solo perché mancavano i soldi per avere un coach itinerante. Oggi il tennis è sempre più difficile e necessita di tante persone al tuo fianco: nel mio piccolo, sto dando tutto l'aiuto possibile a mio fratello, sia dentro che fuori dal campo. Si sono visti i progressi, anche se ovviamente c'è ancora molto da lavorare”.
    In questo senso, anche la Serie A1 può essere un ottimo banco di prova, con il suo carico di tensioni tecniche ed emotive. E poi, se indossi la divisa del Tennis Club Parioli, il peso della storia si sente, annusa, respira. Ci vogliono spalle larghe. Francesco Bessire ha dimostrato di averle, ma il difficile viene adesso.
  • CERIMONIA AL CONI PER LA VINCI - Riconsegnati i Collari e i Diplomi d'Oro trafugati
    Come già era accaduto in occasione degli ultimi Us Open, quando le erano stati riconsegnati sia il trofeo per la finale raggiunta nel 2015 in singolare si quello della vittoria in doppio nel 2012, stamane al Coni c'è stata la restituzione a Roberta Vinci dei Collari d’Oro (2014 per il successo in doppio a Wimbledon con il conseguente Career Grand Slam, e 2006 per la prima Fed Cup )e Diplomi d’Oro (2013, 2010 e 2009 per gli altri successi in Fed Cup) trafugati lo scorso agosto durante il furto nella sua casa di Taranto.

    "E’ stata un’emozione bellissima ricevere nuovamente questi premi alla presenza del Presidente del Coni, Giovanni Malagò e del Presidente della Fit, Angelo Binaghi" - ha detto la tennista tarantina -. "Mi fa piacere ricevere queste dimostrazioni d’affetto, significa che ho lasciato qualcosa di importante alle persone e al tennis. Sto attraversando un periodo di svago, dopo tanti anni sentivo l’esigenza di rifiatare. Mi sto godendo la vita, non ho particolari progetti, Sto vivendo alla giornata".

    Il grande sorriso di ringraziamento di @roberta_vinci oggi al CONI con Malagò, Fabbricini e Binaghi per la consegna delle copie delle onorificenze che le erano state rubate ➡️ https://t.co/PImZqFsNIe pic.twitter.com/YeYPH4J8Qf

    — CONI (@Coninews) 22 novembre 2017


  • FRANCIA-BELGIO = NOAH-GOFFIN - Finale Davis fra il ct simbolo e il giocatore eroe
    Noah contro Goffin. Si può ridurre così drasticamente la finale di Coppa Davis, Francia-Belgio, nella quale sono in gioco quattro incontri di singolare e un doppio, col coinvolgimento di otto atleti e di 27.500 spettatori in loco, allo stadio Pierre Mauroy di Lille, più chissà quante altre centinaia di migliaia davanti alla tv? Si può superare l’assunto: le partite le vincono i giocatori, gli allenatori devono cercare di non fargliele perdere? E’ un caposaldo del calcio e di molti sport, che vale anche nel tennis. Ma, come tutte le regole, ha eccezioni clamorose, quando si pronuncia la parola magica: Coppa Davis. Perché allora l’etichetta “Capitano” cambia completamente connotati e confini, fino a diventare addirittura magica: soltanto in Coppa, soltanto nell’atmosfera più elettrica che sprizza patriottismo e ribolle di chiasso, il Capitano - più spesso “non giocatore” - può suggerire continuamente all’orecchio del giocatore, a due passi da lui, può aiutarlo, può spingerlo, può scuoterlo, può addirittura mettergli letteralmente le mani addosso, fino al punto di trasmettergli la sua personalità, influenzandone anche drasticamente la prestazione e facendogli fare quel salto di qualità che, nelle partite normali, sul circuito Atp Tour, non replicherà più. Se poi il Capitano è un ex giocatore, o addirittura un ex campione, quindi inesorabilmente espertissimo del gioco e della natura umana, oltre che carismatico, il suo ruolo cresce ancor di più, fino a soverchiare quello dei giocatori stessi. Sminuendone e svilendone l’importanza, fino al punto di annullarla, strappandogli tutti i titoli dei giornali e le grida del web.

    E Yannick Noah è tutto questo, e anche di più, quale ultimo giocatore francese a vincere uno Slam, per di più al Roland Garros nel 1983, quale capitano a conquistare la prima Davis per il suo paese, nel 1991, nella indimenticabile finale di Lione contro gli Stati Uniti di Agassi e Sampras, quando coinvolse tutti, spingendo il pubblico a cantare con lui mentre faceva il trenino in campo con la squadra. Poi concesse il bis nel 1996, lasciò il ruolo di capitano che gli stava stretto e creava troppe gelosie, per dedicarsi alla carriera di musicista, altrettanto di successo, dopo aver passato il testimone all’erede Guy Forget, che infatti firmò la terza Coppa, nel 2001. Da allora, però, le delusioni dei transalpini sono state tante, con tre finali perse, polemiche, litigi, fratture nel gruppo, fino al ritorno del figliol prodigo, appunto Noah. Che ha rimesso insieme tutto e tutti con la sua personalità, con l’unico intento di rivincere la Davis. Puntando, come singolaristi, su Jo-Wilfred Tsonga, il giocatore che più gli somiglia per fisicità e sensibilità, oltre che per gioco e freddezza, e su Lucas Pouille, il giovane più promettente che motivato e indirizzato nell’impatto col professionismo, e puntando sul doppio dal mix di talento vecchio stile, tutto servizio-volée, Herbert & Mahut.

    Sulla carta, la sua Francia è la squadra favorita a riprendersi la Coppa, 16 anni dopo il colpaccio in Australia, anche grazie ai suoi fondamentali consigli tecno-tattico-psicologici, contro il piccolo Belgio. Piccolo e insieme grande, come il Pollicino più pericoloso del tennis di oggi, quel David Goffin che, al Masters della settimana scorsa a Londra, ha eliminato il numero 1 del mondo Nadal e il 2 Federer, arrendendosi poi, soltanto in finale e soltanto al miglior Dimitrov di sempre. Potrà col suo anticipo, il bagaglio tecnico completo, la capacità di leggere il match al meglio, la grande fiducia che gli viene dagli ultimi record che ha superato in nome del suo Belgio, sopperire ai limiti di potenza contro Tsonga e Pouille, contro i quali è in svantaggio nei confronti diretti? Potrà sostenere il peso dell’enorme responsabilità che gli impone la patria davanti alla nuova, storica, occasione, riscattando la batosta della finale casalinga del 2015 contro i fratelli Murray? Forte di 15 singolari vinti degli ultimi 16 di Coppa (19-3 in totale), potrà portare a suo vantaggio le enormi aspettative che gravano su Noah e compagnia per riscattare lo sgambetto subito nella finale 2014 da Federer e Wawrinka nello stesso stadio di Lille, allora riempito di terra, oggi col campo in cemento?

    Sinceramente, la sensazione è più verso Noah nella sfida nella sfida con Goffin a chi sa sostenere meglio la storia. Non resta che attendere come si schiera quella diavoletta della Coppa Davis...

  • ON LINE LA RIVISTA SETTIMANALE - Dai Next Gen 2018 ai neo-campioni Fit-Tpra
    Finale di stagione: un grande Boh

    di Enzo Anderloni

    Il finale di stagione più anomalo del Terzo Millennio. Come definire altrimenti l’epilogo dell’Atp Tour 2017 con il Masters (le Atp Finals) vinte da un outsider (per quanto a lungo atteso) come Grigor Dimitrov e i primi 5 giocatori della classifica di fine 2016 fuori gioco da settembre in poi?
    A Londra era impensabile che il titolo non finisse a Nadal o Federer, numeri 1 e 2, perché hanno dominato la stagione e soprattutto perché erano approdati entrambi alla O2 Arena con un bottino di punti più che doppio rispetto al n.3. Non doveva esserci partita. E in effetti per Nadal, infortunato, tutto è finito il primo giorno contro il belga Goffin. Che poi ha eliminato in semifinale anche un Federer stizzito che tirava a metà campo senza capacitarsi del perché.
    Alla fine, senza Andy Murray, Novak Djokovic, Milos Raonic, Stan Wawrinka e Kei Nishikori (nell’ordine dal n.1 al n.5 della classifica del 26 dicembre 2016) sono mancati i punti di riferimento. I due monumenti Rafa e Roger si sono rincorsi (tra un acciacco e l’altro, la schiena di Roger, il ginocchio di Rafa) e alla fine si sono persi.
    E non sanno quando si re-incontreranno, perché dopo un finale così, l’inizio del prossimo anno è quanto di più incerto (e per tanti versi interessante) ci si possa immaginare. Un potenziale enorme ingorgo al vertice dal quale è difficilissimo pronosticare chi uscirà vincitore.
    Sarà da verificare se la fresca gloria di Dimitrov sia vera. Il bulgaro per anni guardato come un sosia inespresso di Federer è diventato molto più solido da quando si è affidato alle cure del coach iberico Daniel Vallverdu (scuola spagnola, formatosi all’Accademia di Emilio Sanchez) che era stato per anni accanto a Andy Murray. L’ex fidanzato della Sharapova ha finito benissimo un’annata che aveva anche brillantemente cominciato, arrivando a un passo dal battere Rafael Nadal nella semifinale degli Open d’Australia.
    A 26 anni potrebbe essere arrivato il suo momento. Ma dovrà fare i conti in primo luogo con i due monumenti (che non sembrano intenzionati a mollare nemmeno un ossicino), con i cinque grandi assenti d’autunno (che finché sono rimasti in campo gliele suonavano e nonostante siano fuori da mesi sono ancora vicini vicini nel ranking), con il riemergente Del Potro finalmente risalito a ridosso della Top 10 (è 11°). Con lo stesso David Goffin, che in finale a Londra ha ceduto ma esprimendo un tennis più aggressivo del suo. E ancora con il ‘capo’ dei Next Gen Alexander Zverev, che velocemente si era arrampicato sopra di lui, con 7 anni di anticipo.
    Il paradosso è che se Nadal e Federer non mollano, i 5 assenti recuperano normalmente e Del Potro fa l’ultimo passettino, Dimitrov rischia di non qualificarsi nemmeno per le Atp Finals 2018 e Zverev di venire a giocare quelle Next Gen di Milano, che quest’anno ha bypassato perché già atteso protagonista a Londra. Il tutto senza considerare che, se esplode, Denis Shapovalov li mette in fila tutti con quel suo tennis-mix tra Roger e John McEnroe che vale da solo il prezzo del biglietto. Chi la spunterà? Boh. Di assicurato c’è solo un gran divertimento.

    Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 43 - 2017


    RIVISTA SUPERTENNIS

    Registrandovi al servizio My Fit Score potrete riceverla automaticamente ogni mercoledì via newsletter. La rivista è scaricabile (e stampabile) in formato pdf.

    SuperTennis Magazine – Anno XIII – n.43– 22 novembre 2017

    In questo numero
    Prima pagina – Il grande Boh Pag.3
    Circuito mondiale Atp finals – Così Grigor Dimitrov ha acceso la sua luce Pag.4
    Focus Next Gen – Otto nuove star verso Milano 2018 Pag.6
    Terza pagina – Addio Novotna, artista fragile Pag.8
    I numeri della settimana – Dimitrov, ora 6 grande? Pag.10
    Il tennis in tv – L’Insalatiera Live Pag.12
    In Italia – Serie A1: semifinali, semi-sorprese Pag.14
    Circuito Fit-Tpra – Awt finals, col botto. Un Master da campioni Pag.16
    Circuito Fit-Tpra – racchette: amatori come i Pro Pag.20
    Notizie dalle regioni – Veneto, Liguria, Lazio, Calabria Pag.22
    Padel – racchette: campionati europei: storica Italia, è da podio Pag.26
    Personal coach – I segreti della match analysis Pag.27
    L’esperto risponde – Chi era Pancho Segura? Pag.29