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La Metamorfosi Mentale,da Amatore a Giocatore

Scritto da Super User. Postato in Psicologia




LA METAMORFOSI MENTALE, DA AMATORE A GIOCATORE

Di Umberto Longoni

 

Chi si appresta a incrociare la racchetta in quelle sfide da gladiatori chiamate “tornei”, deve pensare che si accinge ad intraprendere un altro sport. Voglio dire che i temi tecnici, tattici e mentali che fanno parte del tennis del giocatore di tornei, sono completamente diversi da quelli della partitella tra amici. Il match vero, è altra cosa. Infatti il torneo in cui si esce ( perdendo) o si resta ( vincendo) nel tabellone, presuppone per l’amatore atteggiamenti, punti di vista, interpretazioni della gara totalmente nuovi.


Le tre chiavi d’oro

 

Delle tre chiavi d’oro che bisogna possedere  per aprire la magica porta ed entrare nel mondo dei giocatori di tennis, la prima è l’approccio psicologico dei “lavori in corso”. Insomma, all’inizio i tornei vanno interpretati come un salutare allenamento all’atmosfera, alla tensione del match, alle regole, all’ambiente: sarebbe sbagliato, quindi, pretendere da sé di fare sfracelli, perché tale aspettativa porterebbe soltanto a collezionare delusioni. Le eventuali brutte figure, dovute allo spaesamento, alla difficoltà di gestire l’ansia, la partita, la situazione, sono da mettere in conto e vanno vissute come il periodo di normale e utilissima gavetta che tutti hanno attraversato prima di diventare, quel che si dice, un giocatore. Anche  questa è esperienza.

La seconda chiave consiste nel comprendere a fondo che esiste tutta una dimensione “invisibile” nel tennis “vero” , che conta, fa spesso la differenza in campo e non consiste solo nella potenza e nei bei colpi. L’amatore, in genere , è un po’ narciso: si innamora del gesto tecnico, del tiro imprendibile. Invece vi capiterà spesso agli inizi, purtroppo, di perdere da qualcuno tecnicamente e fisicamente meno dotato di voi, e non dovrete affatto pensare di essere stati messi sotto da un brocco, anche se il vostro avversario poteva sembrarvi un modesto pallettaro o  un po’ goffo e scoordinato. Dovrete rifletterci e capire che probabilmente  possedeva altre armi poco visibili ma efficaci che vi hanno battuto, come l’esperienza, la calma, la regolarità, la concentrazione, la tattica, la positività, la grinta e il saper fare la cosa giusta al momento giusto ( di tutto questo parlo in un mio vecchio libro “Lo sport invisibile, come acquisire una mentalità vincente nello sport e nella vita ”, Calderini Editore, 2001, Bologna ). Tali armi di stampo mentale, dovrete acquisirle anche voi.

La terza chiave

 

La terza chiave sarà vostra quando capirete come si gestiscono i tempi della partita. Guardate i professionisti, e copiateli un po’. Loro sanno che  in un match sono molto di più i periodi di tempo non giocato rispetto a quelli degli scambi veri e propri, e sanno che le pause di gioco vanno sfruttate al meglio: così non hanno mai fretta nè di vincere , nè di perdere. Respirano profondamente tra un punto e l’altro, si concentrano, poi si “attivano” ( servendo o rispondendo al servizio). Terminato la scambio si “disattivano”: passano spesso la racchetta nell’altra mano, si rilassano respirando ancora profondamente, eliminano i pensieri negativi, sistemano le corde della racchetta, si preparano al punto successivo e così via. Sanno che i momenti di “disattivazione” sono importantissimi per risparmiare energie fisiche e mentali, per ritrovare la concentrazione e la positività e quindi, per dare il meglio nel match. In questa ottica è davvero indispensabile sostare ai cambi di campo: non vedrete mai un professionista trasferirsi da una parte all’altra del campo senza fermarsi sulla panchina, mentre lo vedrete quasi sempre fare dai  semplici amatori che di solito hanno una terribile fretta in tutto ( anche nel raccogliere le palline) : non sanno quanto la fretta porti con sé ansia e poca capacità di riflessione.

 

L’ansia prima e durante il match

 

Per quanto riguarda l’ansia prima e durante la partita, vi consiglio di acquisire una buona tecnica di rilassamento, come il Training Autogeno, per imparare a gestire le tensioni fuori e dentro il campo. Ricordate però che è del tutto normale sperimentare un senso di ansia, tensione o addirittura paura prima del match. Se, tuttavia, noterete tensione e nervosismo che giudicate veramente eccessivi, non crediate di non essere tagliati per il tennis “vero”:  la paura di affrontare qualcosa che non si conosce è ovvia , e il timore del nuovo è forse geneticamente scritto nei cromosomi! Di solito l’esperienza che si acquisisce nel partecipare a parecchi tornei, abbassa di molto i toni dell’emotività. Se poi a provocarvi grande stress fosse il timore di una brutta figura e la paura di quanto potrete essere criticati dagli amici o da chi vi sta a cuore, ricordate che anche tutto ciò rientra nei “lavori in corso”: secondo me le figuracce sono utili, come lo sono le sconfitte, perché soltanto affrontandole, elaborandole e superandole, potrete rinforzarvi mentalmente.

L’obiettivo di miglioramento

 

Infine vi consiglierei di porvi sempre, in ogni torneo e anche in ciascun match, accanto al desiderio di vittoria anche un obiettivo di miglioramento, che potrà essere tecnico per colmare certe vostre lacune ( ad esempio servire sempre una buona seconda palla o andare a rete appena se ne presenti l’occasione, ecc.), tattico ( ad esempio giocare un tennis di regolarità, pressare sempre l’avversario, ecc. ) o mentale ( usare sempre le respirazioni tra un punto e l’altro, sostare ai cambi di campo, mantenere un atteggiamento positivo, ecc.). Così, anche doveste uscire sconfitti dal campo sarete un po’ confortati dall’aver mantenuto il vostro obiettivo di miglioramento e avrete compiuto un piccolo passo in più verso il vostro traguardo: diventare giocatori.