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La partita invisibile (di Umberto Longoni)

Scritto da Super User. Postato in Psicologia


“LA PARTITA INVISIBILE”

 

di Umberto Longoni

 

La differenza  tra un professionista, o un buon giocatore di tennis, e i tennisti di club, non è solo quella, abissale, rappresentata dall’esecuzione e dalla potenza dei colpi, dalla velocità degli spostamenti, dai riflessi e dal tocco di palla. No, c’é anche una differenza fondamentale che consiste nella gestione e interpretazione dell’ “altra partita”. La partita invisibile è quella che non si nota, ma ciascuno gioca psicologicamente con se stesso, e  con l’avversario, attraverso un ping-pong di stati d’animo durante il match ma, soprattutto, nelle pause del match. L’importanza di questa silenziosa partita è data dai numeri: le statistiche dicono che durante un incontro di tennis si passa più tempo a raccattare palline, prepararsi al servizio o alla risposta, sostare tra un punto e l’altro, cambiare campo, che a giocare fisicamente. Dunque, tutto questo tempo, i professionisti generalmente lo spendono bene, in modo produttivo.

 

 

Che cosa fanno i veri giocatori

 

Ma che cosa fanno i giocatori “veri”, allora, nelle pause di gioco, che gli altri non fanno? Prima di tutto respirano. Sembrerà banale, ma qualche profonda e lenta inspirazione ( con il naso) ed espirazione ( tramite la bocca) aiuta sia a regolarizzare il ritmo del respiro, sia a trovare calma e concentrazione. In secondo luogo, si rilassano, eliminano i pensieri negativi o disturbanti, fanno appello alle proprie risorse mentali e si preparano  al game o al punto successivo. Soprattutto, i migliori tra loro hanno imparato a gestire la propria voce interiore. Questa “voce” è quello che si pensa e ci si dice. Dentro ogni tennista infatti, di qualsiasi livello, durante il match, può esserci un persecutore o un alleato. Il persecutore è sempre “contro”, e talvolta rappresenta un avversario interno più tosto e coriaceo di quello reale oltre la rete. È una presenza negativa che tende a vedere tutto nero, sempre pronta a criticare o ad inveire, a svalutare, a distruggere più che creare. Basta un minimo errore, o non risultare brillanti come si dovrebbe, per scatenare il persecutore. Quando vedo qualcuno che si batte da solo e perde non tanto per i meriti dell’avversario quanto per il proprio comportamento scellerato in campo, capisco che non sa trasformare il persecutore in alleato. L’alleato non è certo un angelo custode : ma sa essere costruttivo, amichevole, disponibile, tenace, lottatore. Ebbene, secondo me, chi riesca, anche grazie all’alleato interno, a gestire bene la partita invisibile , può essere certo non della vittoria, ma di potere esprimere il proprio tennis ad un livello accettabile.

Quattro consigli utili

 

Ecco allora quattro consigli utili per giocare bene la silenziosa partita interna e, quindi, per migliorare le vostre prestazioni anche in quella reale:

 

- State con voi e non contro di voi. È vero, qualcuno può aver bisogno di trattarsi male, a volte, per reagire nei momenti difficili. Ma, normalmente, non è utile criticarsi ( o addirittura insultarsi), svalutarsi , pretendere di non sbagliare mai quando invece succede anche ai campioni di commettere, a volte, errori banali ! Provate invece ad incoraggiarvi, a sostenervi, a non darvi mai per vinti. Siate il primo tifoso di voi stessi.

 

- Fate come i professionisti e concentratevi soltanto sul punto da giocare. Dimenticate quello precedente, bello o brutto che sia stato. L’errore di molti invece è rimanere bloccati con il pensiero ai punti già conclusi: restano tesi, arrabbiati, o disperati per  un game perso scioccamente o un errore banale compiuto. Oppure rimangono in estatica ammirazione di un grande colpo da campione che , appagandoli troppo, gli costerà caro.

 

- Eliminate i “film” negativi: infatti non serve lasciare scorrere nella mente brutte immagini. In un momento importante pensando di commettere un doppio fallo, di essere breccati, di non saper rispondere bene al servizio, si ottiene soltanto l’effetto di provocare, più facilmente, ciò che si teme. Allenatevi a riconoscere subito queste immagini, a fermarle, a sostituirle con altre positive.

- Prendetevi i giusti tempi, rilassatevi e riconcentratevi nelle pause, sostate ai cambi di campo, non abbiate voglia di vincere o di perdere in fretta. Ci sarà pure un motivo se i professionisti sono tanto più veloci dei tennisti di club durante il gioco, e tanto più lenti nelle pause, no?

 

Questi di cui vi ho parlato, sono quattro atteggiamenti mentali che, se saprete sviluppare allenandovi, potrebbero cambiarvi come giocatori, farvi crescere e migliorare. Pur senza garantirvi di vincere, sicuramente non provocheranno la sconfitta.