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Il Coraggio del Torneo Sociale

Scritto da Super User. Postato in Psicologia

 

IL CORAGGIO DEL TORNEO SOCIALE


Di Umberto Longoni

C’è un torneo buio e oscuro, che non trova risonanza in nessun titolo di giornale, eppure è il torneo più seguito e vissuto con ansia al mondo. Né Wimbledon , né altro appuntamento dello Slam, né gara a squadre, Coppa Davis compresa, lasciano con il fiato sospeso così come fa questa piccola, campanilistica e in apparenza irrilevante competizione: parlo del torneo sociale! Il fatto che lo rende così importante è che gli appassionati di tennis, da blandi tifosi distratti dei campioni, diventano finalmente protagonisti assoluti, proprio davanti alla platea a cui tengono di più: dunque nel torneo dei soci si giocano la faccia. Vi pare poco?

Ecco perché il “sociale” è la competizione tennistica che suscita e regala le emozioni più grandi e le scariche più intense di adrenalina . Personalmente, quindi, credo che poche altre imprese e avventure nel tennis amatoriale richiedano più coraggio e siano più difficili da affrontare : perché in una partita vi giocate la reputazione , magari costruita attraverso un anno di sfide “calcolate” che hanno contribuito a costruirvi una certa immagine. Poi può bastare un match, uno soltanto, per rovinarvi la fedina tennistica ed il pedigree, facendovi scivolare rovinosamente su una buccia di banana e nella considerazione generale: “Hai perso con lui? Non posso crederci!”


Proprio così: ogni parola, ogni commento, è una coltellata alla pancia e al cuore. Il brutto è che nel club se ne parla per un anno: perciò, se avete perso male, anche le vostre ferite sanguinano per almeno dodici mesi. Di solito il torneo sociale si gioca a settembre o a maggio-giugno, quindi c’è qualcuno che, vinto dall’ansia e dalla paura di perdere, addirittura rinuncia e dà forfait, adducendo malattie esotiche e strani virus contratti durante le vacanze ( anche se ha passato soltanto il week-end a Rimini) o problemi muscolari che miracolosamente guariscono appena viene esposto il tabellone senza il suo nome. Per questo, a volte, il tabellone possiede incredibili capacità terapeutiche. I più, invece, hanno il fegato di partecipare ma si preservano con in tasca una scorta infinita di alibi per giustificare l’eventuale sconfitta, dai più comuni ai più strani, che vanno da disturbi fisici a carichi di lavoro e di stress esorbitanti, a crisi professionali, sentimentali, mistiche. Naturalmente, ma è sottinteso, non fa paura perdere con uno dei soci più forti ma essere sconfitti da chi in teoria si dovrebbe battere. Ma purtroppo il tennis giocato in teoria e soltanto sulla carta, è molto diverso da quello che si combatte sul campo!


Eppure penso che proprio il torneo sociale, con il suo carico minaccioso di tensioni più pesante di qualsiasi altro torneo a cui potreste partecipare fuori dal vostro circolo, sia un’occasione da non mancare: è proprio una situazione di grande arricchimento come tennisti. Infatti s'impara molto come giocatori quando la posta in palio conta, quando si gioca sotto stress, quando si rischia di perdere la faccia…